Fonte bibliografica: https://doi.org/10.1016/j.jpsychires.2022.03.008
Partecipanti: 89 pazienti con PTSD grave. Il 15,7% soddisfaceva i criteri per un disturbo alimentare corrente e il 14,6% aveva una storia passata di disturbo alimentare.
- Sebbene fossero stati esclusi individui sottopeso o con condotte di eliminazione attiva, il 15% presentava punteggi EAT-26 nel range "clinico" (≥20) e il 31,5% nel range "a rischio" (≥11)
Protocollo: trial di fase 3, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo.
Il protocollo prevedeva tre sessioni sperimentali di 8 ore, distanziate di circa 4 settimane l'una dall'altra. Il gruppo MDMA riceveva una dose tra 80 e 180 mg, seguita da una dose supplementare dimezzata (40–60 mg). Il gruppo di controllo riceveva un placebo inattivo associato alla terapia.
Ogni sessione era preceduta da un digiuno di 10 ore e seguita da tre sessioni di integrazione di 90 minuti ciascuna per elaborare l'esperienza.
La misura principale per i sintomi dei disturbi alimentari era il test EAT-26 (Eating Attitudes Test 26), somministrato all'inizio e alla fine dello studio.
Il protocollo prevedeva tre sessioni sperimentali di 8 ore, distanziate di circa 4 settimane l'una dall'altra. Il gruppo MDMA riceveva una dose tra 80 e 180 mg, seguita da una dose supplementare dimezzata (40–60 mg). Il gruppo di controllo riceveva un placebo inattivo associato alla terapia.
Ogni sessione era preceduta da un digiuno di 10 ore e seguita da tre sessioni di integrazione di 90 minuti ciascuna per elaborare l'esperienza.
La misura principale per i sintomi dei disturbi alimentari era il test EAT-26 (Eating Attitudes Test 26), somministrato all'inizio e alla fine dello studio.
Risultati principali:
- È stata riscontrata una riduzione significativa dei punteggi totali EAT-26 nel gruppo MDMA rispetto al gruppo placebo.
- Le donne hanno mostrato miglioramenti particolarmente marcati, specialmente quelle con punteggi basali elevati (≥11 e ≥20).
- Nel gruppo MDMA, la proporzione di partecipanti con punteggi in range clinico (≥20) è scesa dall'11,9% al 2,38%, mentre nel gruppo placebo è rimasta stabile al 15%.
- Un dato rilevante è che il miglioramento dei sintomi alimentari è risultato indipendente dalla riduzione della gravità del PTSD (misurata tramite CAPS-5).
Sicurezza: sono stati esclusi i partecipanti con condotte di eliminazione attiva (come il vomito autoindotto) per minimizzare il rischio di aritmie cardiache.
Il monitoraggio includeva lo screening per la suicidalità (tramite la scala C-SSRS) e la misurazione dei segni vitali prima di ogni sessione.
Non sono state riscontrate differenze significative tra i gruppi nei cambiamenti del BMI (indice di massa corporea) al follow-up, confermando che l'MDMA non ha causato variazioni di peso rilevanti durante lo studio.
Il monitoraggio includeva lo screening per la suicidalità (tramite la scala C-SSRS) e la misurazione dei segni vitali prima di ogni sessione.
Non sono state riscontrate differenze significative tra i gruppi nei cambiamenti del BMI (indice di massa corporea) al follow-up, confermando che l'MDMA non ha causato variazioni di peso rilevanti durante lo studio.
Conclusioni: la MDMA-AT si è dimostrata promettente nel ridurre i sintomi dei disturbi alimentari.
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